MAI DIRE MAI

ph. Rudolf Nureyev
Parigi, equinozio d’ estate.
Ventuno lune si eran avvicendate dalla commisione dell’ opera.
Ogni sera un fulvo gatto adagiato su di un antico baule Vuitton, aveva scandito il flusso temporale della creazione  con movimenti controllati della propria coda.
Alla mezzanotte della vigilia della consegna, i bozzetti a china nera giacevan in ordine sparso sul letto.
Ciò che per gli umani è procella, per l’artista è scoperta.
Una porta finestra si spalanca sui tetti,  un aeroplanino di carta plana silente nelle tenebre…
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